Comunicazioni radio in emergenza. Quando Internet crolla, le linee telefoniche restano mute e l’incertezza si insinua tra le strade, la radio diventa il filo invisibile che può ancora tenere insieme istituzioni, soccorritori e cittadini. Ogni evento critico insegna: le comunicazioni radio rappresentano la vera ancora di salvezza nelle prime ore e nei primi giorni, colmando il vuoto lasciato dai network digitali fuori uso.

Una rete radio efficiente e preorganizzata, radicata nella conoscenza di ruoli, tecnologie e procedure, garantisce quell’ossigeno informativo indispensabile per coordinare soccorsi e aggiornamenti. Comprenderne i pilastri operativi e normativi, dal lavoro dei radioamatori all’attivazione delle stazioni prefettizie, fa oggi la differenza tra l’isolamento e la resilienza.

Perché la radio è essenziale nelle prime 24-48 ore

Limitazioni di Internet e linee telefoniche in emergenza

Basta un blackout, un sovraccarico o un evento naturale per vedere scomparire, nel giro di pochi minuti, quella che sembrava una solida infrastruttura comunicativa. Il rischio che le normali linee telefoniche risultino intasate o del tutto inutilizzabili è tanto concreto quanto sottovalutato, come hanno dimostrato il Belice 1968, il Friuli 1976 o l’Irpinia 1980. In queste prime 24-48 ore, mentre le reti civili arrancano o crollano, la radio agisce in parallelo: costruisce un secondo livello di rete, capace di veicolare informazioni vitali senza dipendere da operatori telefonici o accesi router.

Spesso ignorata durante la routine quotidiana, la radio si rivela l’unica soluzione per scongiurare il completo isolamento operativo: lo scambio di messaggi, allarmi o semplici aggiornamenti, non può attendere il ripristino del Wi-Fi o dei ponti dati tradizionali.

Ruolo dei Radioamatori e A.R.I.-R.E. nelle prime fasi

Figure come i Radioamatori, coordinate dalla A.R.I.-R.E., diventano fondamentali per mettere in moto le prime maglie della catena comunicativa d’emergenza. La loro presenza, nelle sedi provinciali o presso i COC e le stazioni prefettizie, consente di attivare immediatamente collegamenti fonia, trasmissioni digitali o circuiti dedicati alle immagini, bypassando infrastrutture danneggiate.

Negli scenari più critici, l’intervento rapido dei volontari A.R.I.-R.E. assicura la partenza delle trasmissioni anche dove manchino energia o connessione, garantendo il raccordo con le autorità nazionali come il DPC e la stessa Prefettura. Nelle prime 48 ore, la differenza tangibile tra una zona isolata e una connessa correttamente passa proprio dal livello di preparazione e attivazione di questa rete parallela radioamatoriale.

Tipologie di dispositivi e loro portata (LPD, PMR446, CB, VHF, UHF, HF)

Caratteristiche operative: portata, potenza, modulazione

Dietro il termine generico “radio” si cela un universo composito di tecnologie, ciascuna pensata per esigenze specifiche. Le LPD (433 MHz, 10 mW) sono ideali per ambienti ristretti come condomini o piccole comunità, vantando bassi consumi e antenne compatte, ma una portata limitata tra 500 metri e 2 chilometri. I walkie-talkie PMR446 spingono la comunicazione a distanze che, col nuovo quadro regolatorio del Decreto 16/07/2020, toccano i 5 chilometri senza canone, a patto di testare le condizioni reali del terreno.

La banda cittadina CB (27 MHz, 5-10 km), affiancata da modulazioni AM/FM/SSB, rappresenta il trait d’union tra locale e provinciale, mentre VHF e UHF svolgono ruoli più specializzati: la prima (30-300 MHz) penetra meglio negli immobili e copre raggio corto-medio; la seconda (300-3000 MHz), richiedendo visibilità ottica fra antenne, rende massimo su distanze brevi senza ostacoli.

La storico-fondata HF (1.500 KHz-30 MHz) presidia invece le lunghe percorrenze, superando ostacoli naturali e urbanistici grazie alla propagazione ionosferica, a patto però di disporre di antenne adeguate e sufficiente energia all’impianto.

Casi d’uso raccomandati per ciascuna tecnologia

In condizioni operative reali, la scelta del dispositivo non si limita a una preferenza casuale: gli apparati HF risultano imprescindibili per mantenere i collegamenti tra Prefetture e Ministero anche a centinaia di chilometri, specie quando ponti e dorsali sono compromessi. Le VHF trovano spazio ideale nei servizi pubblici e coordinamenti locali, come collegamento diretto con enti comunali e stazioni A.R.I.-R.E. provinciali.

Gli apparati UHF sono consigliati per sistemi di sorveglianza, staff tecnici e operatori in postazioni fisse con visibilità diretta, potendo coprire diversi chilometri senza rilevante consumo energetico. CB e PMR446 prolificano sulle strade: dalle comunicazioni fra veicoli di soccorso, agli operatori di campo sulle macerie o nelle zone di evacuazione. Le LPD restano preziose per squadre piccole e comunicazioni di portata molto contenuta.

La capacità di integrarne il funzionamento, programmandoli secondo i piani di frequenza provinciale e testandoli regolarmente, sancisce il vero successo della rete d’emergenza. Un solo dettaglio trascurato (dalla batteria scarica all’ostacolo urbano) può minare la riuscita della catena informativa.

Frequenze, piani provinciali e limiti tecnici

Bande HF/VHF/UHF: range e comportamenti (curvatura, portata ottica)

Ogni banda di frequenza, nella pianificazione della rete di emergenza, presenta comportamenti peculiari che vanno compresi e valorizzati. La HF (da 1.500 KHz a 30 MHz), grazie alle capacità di seguire la curvatura terrestre e riflettersi sulla ionosfera, è la scelta principale per superare montagne, corsi d’acqua e barriere che azzerano la portata delle tratte a vista.

Salendo di frequenza, la VHF copre dai 30 ai 300 MHz, con una progressiva perdita di capacità nelle aree urbane molto dense e rapporti inversamente proporzionali tra lunghezza d’onda e potere di penetrazione. Oltre i 130 MHz, la propagazione diventa prevalentemente ottica: la presenza di muri, palazzi o rilievi può interrompere il segnale. La UHF (fino a 3 GHz) si presta a collegamenti punto-punto molto affidabili se l’allineamento delle antenne è perfetto, ma basta una collina o un edificio tra i due punti a mandare tutto fuori uso.

Scegliere la banda giusta in base alle condizioni ambientali, alle esigenze di copertura e alle potenzialità tecniche delle stazioni in campo resta la regola aurea: un errore di stima nei comportamenti propagativi può provocare silenzi prolungati ed esiti imprevedibili per la sicurezza delle operazioni.

Necessità di piani provinciali e ponti ripetitori

Strategie efficaci di comunicazione richiedono doti non solo tecniche, ma organizzative: la predisposizione di piani provinciali delle frequenze rappresenta l’unica garanzia contro il caos da interferenze e la perdita di informazioni tra squadre operative. Ogni zona deve avere propri canali predefiniti per tipologia di traffico (locale, regionale, nazionale), assegnati in modo da evitare sovrapposizioni con i servizi ordinari e i privati.

In provincia, la presenza di ponti ripetitori elevati si rivela spesso fondamentale: queste attrezzature, posti su rilievi strategici, assicurano che persino i dispositivi meno potenti possano coprire distanze chilometriche, dilatando il respiro della rete e consentendo anche agli apparati meno costosi di integrarsi nel sistema.

A livello tecnico e amministrativo, la conoscenza precisa dei siti dei ripetitori, dello stato degli impianti e la verifica periodica delle frequenze disponibili sono condizioni sine qua non per garantire la tenuta di una rete modulare e sempre pronta a scattare, non solo in esercitazione ma anche nella drammaticità reale dell’emergenza.

Normativa e autorizzazioni pratiche (Mise, DPC, D.Lgs.)

Autorizzazioni necessarie per bande specifiche

Sul terreno legislativo, la rete radio d’emergenza si muove entro confini ben definiti dal Ministero dello Sviluppo Economico e dal D.Lgs. 259/03. L’abilitazione avanzata alle tecnologie più performanti, soprattutto sulle bande HF, 43 MHz e 27 MHz, prevede che enti e operatori presentino specifiche richieste di autorizzazione al Mise stesso, allegando la documentazione tecnica delle stazioni da installare e attendendo il relativo rilascio.

In circostanze di urgenza o per coprire esigenze circostanziate (grandi eventi, crisi locali), è facoltà del DPC concedere permessi temporanei su determinati canali, secondo procedure definite che richiedono l’inoltro di domanda conforme alle specifiche emergenziali. L’attivazione di una rete radio efficace passa così anche attraverso la piena conoscenza e rispetto dei limiti di legge, delle scadenze e delle condizioni d’uso di ogni banda.

Per piattaforme di uso più immediato, come PMR446 o CB, le recenti deroghe, su tutte il Decreto 16/07/2020, hanno abolito il canone obbligatorio, favorendo un impiego più diffuso e agevole nel tessuto della Protezione Civile e tra i privati cittadini.

Cambi normativi rilevanti (Decreto 16/07/2020, D.Lgs. 259/03)

Un filo rosso collega l’evoluzione normativa degli ultimi vent’anni: dal D.Lgs. 259/03, atto fondativo che disciplina i limiti tecnici e operativi delle Telecomunicazioni in Italia, alle più recenti semplificazioni come il Decreto 16/07/2020. Quest’ultimo azzera il canone annuale di 12€ per l’uso dei PMR446 e CB, agevolando la diffusione di questi strumenti all’interno di comunità locali, squadre di volontariato e tra chi desidera prepararsi senza finire nell’imbuto burocratico delle richieste ministeriali.

La conoscenza aggiornata della normativa consente di programmare con precisione la tempistica di richiesta delle autorizzazioni, pianificare budget e risorse e garantire che tutte le stazioni restino costantemente in regola sia in condizioni ordinarie, sia nella fase critica delle prime 48 ore post-emergenza.

Organizzazione operativa: ruoli, flussi informativi e procedure

Struttura A.R.I.-R.E. e stazioni prefettizie

Nel mosaico delle responsabilità operative, l’A.R.I.-R.E. spicca per pragmatismo e radicamento: ogni sezione locale nomina propri coordinatori sezionali, regionali e nazionali, incaricati di garantire la coesione tra i volontari e l’efficienza delle attività. Il tessuto connettivo della rete si estende dalla sala operativa della Prefettura alle postazioni mobili dislocate sul territorio, attraverso un organigramma trasparente che facilita l’impiego mirato delle risorse.

Le stazioni radio prefettizie riflettono questa logica: testate mensilmente con prove di sintonia, assicurano quel livello di prontezza che consente l’immediata attivazione alla comparsa dei primi segnali di allerta o durante esercitazioni che simulano blackout totali.

Flusso messaggi COC → COM → CCS → REGIONE → DPC

Il percorso dell’informazione in emergenza non conosce scorciatoie. Il COC (Centro Operativo Comunale) funge da punto nevralgico per generare rapporti, ricevere ordini e centralizzare notizie dal territorio; da qui, le informazioni vengono trasmesse al COM (Centro Operativo Misto), che provvede a gestire le operazioni locali, smistando richieste e aggiornamenti verso il livello superiore.

Il passo successivo è il CCS (Centro Coordinamento Soccorsi), che aggrega e verifica tutti i dati prima della consegna finale al vertice regionale (REGIONE) e a quello nazionale (DPC), secondo una gerarchia che riduce i rischi di perdita o distorsione degli ordini trasmessi.

Questa architettura verticale, rafforzata dai nodi orizzontali delle reti radioamatoriali e delle walkie-talkie, costituisce la dorsale irrinunciabile di ogni piano di Protezione Civile.

Checklist tecnica rapida per predisporre una rete radio efficiente

Verifiche antenne, potenza, ripetitori, canali liberi, esercitazioni

Allestire la rete radio del giorno zero richiede rigore e sequenza:

  • Controllare le antenne (integrità, installazione, lunghezza per HF)
  • Testare la potenza disponibile su ogni apparato, rapportandola alle distanze reali da coprire
  • Verificare la presenza e operatività dei ripetitori, soprattutto per province estese
  • Accertare che i canali assegnati siano davvero liberi da interferenze e corrispondenti ai piani provinciali vigenti
  • Organizzare sessioni di esercitazione pratica, specie durante eventi simulati o grandi manifestazioni

Un processo attento di verifica permette di intercettare criticità e bug prima che diventino incidenti reali nelle giornate d’emergenza.

Controlli di routine: prove mensili e documentazione

La manutenzione della rete radio si gioca sulla disciplina delle prove mensili e sulla puntualità della documentazione: dalle esercitazioni rituali nelle Prefetture ai controlli periodici dei livelli di carica, ogni anello viene testato e registrato, rendendo tracciabile il grado di preparazione.

I registri del COC e i report delle esercitazioni di A.R.I.-R.E. costituiscono un archivio tecnico di inestimabile valore, da cui imparare e su cui basare ogni intervento di revisione procedurale.

Solo la somma di queste micro-pratiche mantiene alto il livello di reattività, colmando lo iato tra teoria, addestramento e realtà operativa.

Alla luce dei casi storici e delle sempre più frequenti emergenze climatiche e infrastrutturali, predisporre oggi una rete radio efficiente non è più un’opzione, ma un dovere civile e organizzativo. Il richiamo ad addestrarsi regolarmente, aggiornare le autorizzazioni presso A.R.I.Mise e DPC, e verificare ogni dettaglio operativo diventa un imperativo concreto: dalle prove di sintonia alla verifica dei piani provinciali, la sicurezza di una comunità si costruisce una chiamata dopo l’altra.

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