Cinisello Balsamo, l’ex sindaca Trezzi, il marito intermediario e l’ipotesi corruzione per costruire nel parco

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«Sembri il committente di Cipelletti, sembri veramente quello...che lavora per Cipelletti, ma dai». Lite tra moglie e marito, dicembre 2015. Lei è Siria Trezzi, all’epoca sindaca del Cinisello Balsamo e figura influente del Partito democratico in Lombardia. Il coniuge che in quel dialogo intercettato dalla Guardia di Finanza le fa perdere le staffe è Roberto Imberti, ex vicesindaco, anche se, nel processo che li vede entrambi imputati di corruzione (prima udienza al via l’11 maggio), il suo ruolo è quello di «privato intermediario» tra la moglie sindaca e l’imprenditore Paolo Cipelletti. Anche quest’ultimo è imputato di fronte al gup Francesca Bianchetti, assieme all’ex consigliere comunale Pd Franco Marsiglia e all’ex assessore ai lavori pubblici Ivano Ruffa.

Sotto accusa è il tentativo di cambiare destinazione all’area del Parco del Grugnotorto, l’unica macchia verde in una zona di capannoni tra Cinisello e la Brianza Sud. Imberti avrebbe fatto pressioni su Trezzi, per i pm consapevole di quell’accordo illecito, per favorire i desiderata di Cipelletti, proprietario dell’area con la società Fondi Rustici, in cambio di vantaggi alla sua società, la Cmb, che avrebbe costruito su un’altra area verde, quella della Ovocolutra («Io lì ci devo costruire dei palazzi, non degli orti»). Il Grugnotorto è da sempre vincolato a parco agricolo, come ribadito da molte pronunce del tar che, nel corso dei decenni (e di varie amministrazioni) hanno visto il comune sempre vincitore.

Ma in quegli anni di giunta Trezzi si assiste, per i pm, a un «cambio di rotta dell’amministrazione comunale» che, su presupposto di una «pretestuosa conciliazione con Cipelletti (che non si spiega di fronte a pronunce unicamente positive per il comune) inserisce nell’adozione del Pgt un meccanismo che permette all’imprenditore di recuperare i diritti edificatori con lo strumento della compensazione ambientale». Meccanismo che avrebbe dovuto consentire al comune di acquisire le aree del parco, assegnando in contropartita ai proprietari delle aree incluse nel parco stesso un «equo ristoro»: in sostanza il diritto a edificare in altre zone individuate nel piano regolatore. In questo caso: 40mila metri quadri di superficie residenziale da delocalizzare in aree esterne al parco.

In realtà, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, non c’era alcuna ragione di acquisire queste aree con il pretesto della compensazione ambientale, trattandosi di un territorio già vincolato giuridicamente alla destinazione agricola. L’atto contrario per eccellenza ai doveri dei pubblici uffici, resta comunque «la previsione dell’acquisizione anticipata delle restanti aree del parco» tramite l’esborso da parte del Comune di 16 milioni di euro di soldi pubblici (che sarebbero dovuti arrivare da Auchan col pagamento degli oneri sulla medesima area lungo viale Fulvio Testi, futuro interscambio della metro) da versare «esclusivamente e arbitrariamente» a Cipelletti. Cifra che viene successivamente smentita dai valori attribuiti dall’Agenzie delle Entrate («Voi state regalando soldi. Perché le comprate? Perché le pagate quel prezzo?», dice una onesta funzionaria dell’Agenzia delle Entrate ai rappresentanti del Comune), ai terreni in questione: 17 euro al metro quadro, contro i 27 della perizia comunale.

L’ex sindaca si è sempre professata innocente, sostenendo di aver agito nell’interesse della comunità, a cui voleva lasciare un grande parco pubblico. Ma per l’accusa era succube del marito («Me la fai la variante generale?», le chiede lui), tanto, che secondo l’imprenditore Cipelletti, lo stesso Imberti era «il vero sindaco».

10 maggio 2021 | 17:32

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Fonte: Corriere della Sera (Milano)