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Non si stupisce del poco tempo a disposizione ed è fiducioso, Angelo Borrelli. Il Capo della Protezione Civile parla del riordino normativo, della ridefinizione dei ruoli e perfino di #SocialProCiv

«Che fosse necessario fare in fretta lo sapevamo fin dall'inizio». Parola di Angelo Borrelli, Capo del Dipartimento di Protezione Civile. Parlando della riforma che riordinerà il sistema, non si stupisce che i tempi per l'approvazione siano stretti. Ma è convinto che saranno rispettati. La scadenza? È fissata al 4 gennaio. Borrelli ci parla di provvedimenti che renderanno il sistema «più efficace e performante», del nuovo ruolo dei cittadini e degli enti territoriali, dell'importanza del volontariato organizzato e delle risorse (quanto mai necessarie). Senza risparmiare poi una considerazione sulla comunicazione. 

Borrelli: Con la riforma sistema più efficace e performante. C'è ... - Giornale della Protezione civile

A circa 25 anni dalle legge 255 c’era bisogno di un riordino?
«Sicuramente c'era bisogno di una sistematizzazione delle norme in merito agli interventi di protezione civile. Del resto dal '92 si sono susseguiti molti interventi, a partire dalla riforma del Titolo V. Quindi sì, occorreva mettere tutto a sistema. Crediamo che con la legge delega e il conseguente decreto legislativo, che è già stato disposto e che sarà varato entro il quattro gennaio, riusciremo a rendere il sistema più efficace e performante».

Nel corso degli anni sono stati compiuti interventi normativi che pare abbiano reso più complesso il quadro.
«Questo intervento chiarisce i ruoli degli enti territoriali, dei Prefetti, delle organizzazioni di volontariato e quello più strettamente legato all'intervento di protezione civile».

L’obiettivo resta quello di semplificare?
«L'attività più importante è quella che renderà tempestivo ed efficace l'intervento. Ma questo non è l'unico fronte. Stiamo operando su molti aspetti».

Compreso il ruolo dei cittadini?
«Sì, perché è fondamentale. Il cittadino è attore e protagonista del sistema di protezione civile. Noi lavoriamo per il cittadino, che deve partecipare all'attività di protezione civile. Sia in modo organizzato, con le associazioni, sia individualmente. Il cittadino deve sapere che per la prima volta ci saranno diritti, certo, ma anche doveri».

Il ruolo del volontariato è fondamentale. Spesso però abbiamo assistito a forme spontanee. Utili da valorizzare, ma rischiose da declinare.
«Penso all'ultimo episodio in cui c'è stato l'impegno di un volontariato non strutturato e a quanto è accaduto a ottobre in occasione degli incendi in Piemonte. Abbiamo assistito alla morte di un ragazzo di 26 anni. Questo non significa che la disponibilità e la solidarietà debbano essere rifiutati. Tutt'altro. Ma dev'essere chiaro che a gestire eventi emergenziali debbano essere coloro che già fanno volontariato nelle associazione, con tutto quello che comporta. Penso alle visite mediche, alle attività formative, alle conoscenza delle modalità d'intervento. Tutto questo si può fare solo attraverso un volontariato organizzato e strutturato».

La riforma interviene anche sul tema delle risorse, ripristinando ad esempio il fondo regionale che mancava dal 2008...
«Per le Regioni è fondamentale. Con quelle risorse possono portare avanti l'attività di prevenzione e fronteggiare le emergenze che si verificano a livello locale. Spesso non hanno la possibilità di trovare la copertura finanziaria necessaria».

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Il ruolo del Dipartimento resta centrale?
«Sì, il Dipartimento ha questo ruolo. Nel sistema coadiuva il Presidente del Consiglio dei Ministri, su cui è importante focalizzare l'attenzione. Perché è quella l'autorità nazionale di protezione civile. Noi lo supportiamo come fossino dei direttori d'orchestra».

L'obiettivo?

«Fare in modo che tutte le varie componenti possano operare in collaborazione, nel migliore dei modi».

I tempi sono strettissimi. Se non dovessimo arrivare all’approvazione entro il quattro gennaio, quali potrebbero essere le conseguenze?
«Che fosse necessario fare in fretta lo sapevamo fin dall'inizio. Sono convinto che non correremo rischi sull'emanazione del decreto delegato. Grazie anche al ruolo assunto da Fabrizio Curcio, nell'ambito del suo nuovo incarico in seno alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, c'è stato un importante intervento di mediazione con le Regioni. Dopo il passaggio nella Conferenza Stato-Regioni avremo un loro parere, che spero arrivi quanto prima, e poi seguiranno quelli delle commissioni. Dopodiché avremo il prodotto finito».

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Un'ultima battuta sulla comunicazione in emergenza, di cui si continua a parlare spesso nel corso di convegni e appuntamenti formativi. Il percorso #SocialProciv riprenderà il suo cammino?
«Il Dipartimento comunica con tutti gli strumenti a disposizione. Poi la comunicazione, secondo le norme, compete anche e soprattutto al territorio. Per ciò che riguarda i social network stiamo facendo una riflessione».

Con quale risultato?
«Positivo. Ma vorremmo essere strutturati in maniera tale da poter corrispondere alle esigenze. Perché avere una comunicazione social e poi non alimentarla e non gestirla adeguatamente rischia di diventare un boomerang. Ci auguriamo di avere risorse, umane e qualitative, in grado di poterci far partire».

Luca Calzolari
@lcalzolari

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Fonte: Google News

 

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